La Torre Nera: il Ka-Tet di Stephen King

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Childe Roland alla Torre Nera giunse, tradotta
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Childe Roland alla Torre Nera giunse

di Robert Browning


I

Il mio primo pensiero era che lui mentiva in ogni parola,

quello storpio canuto, con l’occhio cattivo

volto di sbieco per guardare l’effetto della sua bugia

sui miei occhi e la sua bocca a stento tratteneva

l’esultanza che increspava il profilo del suo labbro,

per la nuova vittima guadagnata.

II

Perché disporsi così col suo bastone?

a tendere insidie, inganni, e vincoli,

ai viaggiatori che lo trovavano appostato

e gli chiedevano la strada? Ho indovinato gli scrosci

di risa da teschio, e la gruccia che scriveva

il mio epitaffio per gioco nella pubblica via polverosa.

III

Se dietro suo consiglio m’incammino

lungo quel tratto fatale nel quale, tutti sanno,

è nascosta la Torre Nera. Tuttavia acquiescente

ho girato come indicato, non per orgoglio

né per speranza riaccesa alla vista della meta,

ma per la gioia d’aver visto una fine.

IV

Con il mio vagabondaggio in tutto il mondo intero,

con la mia ricerca continuata negli anni, la mia speranza

ridotta ad un fantasma incapace di far fronte

a quel successo clamoroso che di gioia mi colmerebbe,

appena ora ho provato a rimproverare il tuffo che il mio cuore ha fatto,

trasalendo per l’insuccesso ormai vicino.

V

Come quando un uomo ammalato prossimo alla morte

sembra morto effettivamente e sente cadere ed asciugarsi

le lacrime e prende l’addio d’ogni amico e sente l’uno dire a

l’altro di andare, e tirare un sospiro di sollievo

a chi è all'esterno,(poiché tutto è finito,

ed il colpo inflitto nessun dolore può emendare)

VI

Quando alcuni discutono se vicino alle altre tombe

c’è posto abbastanza per questa e sul giorno più giusto

per meglio organizzare il funerale,

e pensano a bandiere, vessilli e doghe

ed ancora l’uomo sente tutto, e prega

di non rovinare tanto affetto restando in vita.

VII

Così, ho lungamente sofferto in questa ricerca,

e udito profezie di fallimento, tante volte

ero segnato nella "Schiera", nel numero

dei cavalieri alla ricerca della Torre Nera,

e fallire come loro sembrava ora la cosa migliore,

e l’unico dubbio era – Sarò all’altezza? -

VIII

Così, con serena disperazione mi girai da lui,

da quello storpio odioso, che dalla strada principale

indicava ancora il percorso. Tutto il giorno che

era scorso disperante nel migliore dei casi e fioco

stava apprestandosi alla relativa fine, sparando

un lampo rosso e torvo per veder la pianura ghermire il randagio.

IX

Per le insegne! Non ragionevolmente dato

in pegno alla pianura, dopo un passo o due, facendo

una pausa per gettare indietro un ultimo sguardo

or era la strada sicura, andata; pianura grigia tutto in tondo;

solo pianura fino al limite dell’orizzonte.

poter continuare, nient’altro restava da fare.

X

Sono così andato avanti. Penso di non aver visto mai

natura tanto ignobile e affamata; niente ha qui prosperato:

per i fiori – sarebbe come prevedere un boschetto di cedro!

Ma il loglio e l’euforbia, secondo la loro legge

han potuto propagare il loro genere indisturbate

ed una fragola qui, sarebbe stata un raro tesoro.

XI

No! penuria, inerzia e sgorbi, erano

il certo ordinamento di queste terre. "Guarda

o chiudi i tuoi occhi", ha detto la Natura irata,

"Ma è uguale, non c’è rimedio al caso mio,

solamente il fuoco dell' ultimo Giudizio può curare questo posto

calcinarne le zolle e render liberi i prigionieri"

XII

Se mai spuntava un ispido gambo di cardo

sopra i compagni, la testa era mozzata, o l’arenaria

ne era gelosa. Perché quei fori e gli strappi nelle dure foglie

del romice, macerate come a distruggere

ogni speranza di verde? Questo è un animale che calpesta

e distrugge la vita, con istinti di bestia.

XIII

Per quanto riguarda l’erba, cresceva rada quanto i capelli

d’un lebbroso; fili d’erba rinsecchita bucavano il fango

che appariva impastato col sangue.

Un cavallo cieco rigido e tutt’ossa,

levato in piedi istupidito, arrivato chissà come fin qua:

sicuramente cacciato dal suo servizio di stallone del diavolo!

XIV

Vivo? potrebbe essere morto per quel che ho visto,

con quel suo collo rosso e scarno ed affilato.

Ed occhi chiusi sotto la criniera arrugginita;

raramente grottesco e penoso sono andati assieme in tal guisa;

non ho visto mai un animale che odiassi così;

doveva essere ben malvagio per meritare tale sofferenza.


XV

Ho chiuso gli occhi e li ho girati sul mio cuore,

come un uomo richiede vino prima di combattere,

ho chiesto una sorsata d’antiche visioni felici,

con la speranza di sostenere la mia parte.

Pensare in seguito, in primo luogo la lotta è l' arte del soldato:

un sorso del tempo felice trascorso appiana ogni cosa.

XVI

Non per me! Ho immaginato la faccia avvampata di Cuthbert

sotto l’ornamento d’oro dei suoi riccioli,

caro amico, finchè lo sentii quasi unire il suo braccio al mio

per porre la mia mano là come s’usava un tempo.

Ahimè, per il disonore d’una notte!

L’ardore dal mio cuore esalò e lo lasciò freddo.

XVII

Giles allora, anima dell’onore, sta

generoso come dieci anni fa quando fu investito cavaliere.

E in primo luogo, ciò che gli onesti dovrebbero ardire (diceva) lui osava.

Buono - ma la scena si sposta – orrore! mani di boia

appuntano al suo petto una pergamena? Sopra si legge Traditore,

povero traditore coperto di sputi e maledetto!

XVIII

Migliore questo presente di quel passato:

avanti ancora sul mio sentiero che s’oscura!

Nessun suono, niente si scorge fin dove l’occhio può vedere.

La notte porterà un gufo o un pipistrello?

Mi son chiesto: quando qualcosa giunse ad

arrestare i miei pensieri ed a cambiarne il flusso.

XIX

Un fiume piccolo improvviso ha attraversato il mio percorso

inatteso come un serpente arriva.

Nessuna marea limacciosa ma congeniale al tetro intorno;

questo fluiva schiumando e avrebbe potuto bagnare lo zoccolo

infuocato del diavolo – in vista l’ira

del nero gorgo intercalato di scaglie e di spuma.

XX

Così piccolo tuttavia così maligno! E sul suo corso,

ontani contorti e bassi come inginocchiati sopra di esso;

e salici fradici gli erano sopra precipitosi

in un accesso di muta disperazione, folla suicida,

Il fiume che aveva fatto tutto il torto,

possibile, fluiva e scorreva imperturbabile.

XXI

E mentre lo passavo a guado – per tutti i santi - come ho temuto

di calpestare le guance d’un morto, passo dopo passo,

o di sentire la lancia che infilavo nei buchi,

impigliarsi nei suoi capelli o nella barba!

- Può essere un topo d’acqua che avevo infilzato, ma,

oddio! ha risuonato come il vagito d’un bambino.

XXII

Felice raggiunsi l’altra sponda.

E partii alla ricerca d’un posto migliore. Vana speranza!

Ignoti guerrieri avevano ingaggiato battaglia

ed il loro calpestio selvaggio ammollava il terreno

umido, ormai un pantano. Rospi in un serbatoio avvelenato

o gatti selvaggi in una gabbia di ferro rovente. –

XXIII

Tale appariva la battaglia in quella feroce arena,

che cosa li rinchiudeva là, con tutta quella pianura attorno?

Nessun' orma conduceva a quell’ orrido serraglio,

nessuna ne usciva. Un insieme pazzo scuoteva i loro cervelli

senza dubbio, come i galeotti che il Turco

aizza per divertimento, cristiani contro ebrei.

XXIV

E più ancora – duecento passi avanti - perché, là!

Per quali torture era stata piazzata quella ruota,

leva, non ruota, quell’ordigno dentato

che dipana corpi umani come seta?

Preciso come lo strumento di Tofet, che ha dimenticato sulla Terra

o ce l’ha portato per affilarne i denti arrugginiti d’acciaio.

XXV

Poi giunsi ad una ceppaia, una volta un bosco,

e dopo quella che sembrerebbe esser stata una palude, ma ora solo terra

disperata e sfatta; (così un folle trova da rallegrarsi,

fa una cosa e poi la guasta, finchè il suo umore cambia

e si spegne!) all'interno d'un quarto d’acro

- palude, argilla e ghiaia, sabbia e nero seccume.

XXVI

Ora bubboni dalle macchie colorate e torve, ora zone

ove dal terreno erompevano muschi,

o materia di pustole; e poi

una quercia rachitica barcollante con uno squarcio nel mezzo

simile ad una bocca storta che si fende ai lati

spalancata alla vista della morte e morta nel raccapriccio.

XXVII

Ed ero lontano più che mai dalla meta!

Niente laggiù se non il buio, niente,

a guidare più oltre il mio passo! A quel pensiero,

un uccello nero grande amico d’Apollyon,

passò volteggiando, immoti le grandi ali spiegate di drago,

fino a sfiorarmi il cimiero – forse era la guida che cercavo.

XXVIII

Osservando in alto, mi accorsi non so come,

a dispetto dell’imbrunire, la pianura aveva dato il posto

tutt’intorno alle montagne - con tale nome da far fiorire

alture brulle furtivamente apparse-.

Quanto mi avessero sorpreso – a voi scoprirlo!

Il vero problema era adesso come allontanarsene.

XXIX

Tuttavia m’è sembrato di riconoscere un certo trucco

che m’era capitato, dio sa quando –

in un sogno difettoso forse. Qui si concludeva dunque

il cammino. Quando, proprio nel momento

d’arrendermi, una volta ancora, un clic

come quando una trappola si chiude – e resti dentro.

XXX

Come fiamma che è venuta su me tutto d'un tratto,

questo era il posto! quelle due colline a destra,

acquattate come due tori che si sono intrecciati

i corni nella lotta; mentre a sinistra stava un’ alta montagna

pelata... Zuccone, idiota, rimbambirti nel momento cruciale,

dopo una vita spesa ad addestrarti nella visione!

XXXI

Che cosa c’era lì in mezzo, se non la Torre?

la torre tozza e rotonda, cieca come il cuore dello sciocco,

eretta con la pietra scura, senza uguale al mondo intero.

Lo spiritello beffardo della tempesta

indica così al marinaio lo scoglio affiorante, dove può cozzare

solo quando il fasciame sobbalza.

XXXII

Non vedere? a causa della notte forse? - perché il giorno

tornò ancora! Prima del tramonto,

ed il tramonto morente brillò da una fessura:

le colline, come i giganti a caccia, appostate,

mento sulla mano, davanti alla bestia braccata -

'Ora affonda la lama fino all’elsa – e uccidila! '

XXXIII

Non sentire? Quando il fragore era dappertutto!

E un rintoccare crescente come di campane. I nomi nei miei orecchi

di tutti i compagni di ventura, miei pari, persi –

come tal era forte e tale era ardito

e tale fortunato, tuttavia ciascun compagno d’un tempo, perso,

perso per sempre! per un momento rintoccò la tristezza degli anni.

XXXIV

Stavano levati in piedi, sparsi lungo il pendio, venuti

ad osservare il mio ultimo istante, struttura vivente

per un' nuova immagine! Fasciati di fiamme

l’ho visti e l’ho riconosciuti tutti. Allora

portai il corno alle labbra e soffiai:

' Childe Roland alla Torre Nera giunse. '




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"Watson!"
"Lei? Ma se le hanno sparato un istante fa!"
"Non a me vecchio mio, ma al busto di Giulio Cesare. A proposito, le faccio notare che in tutte le epoche gli uomini famosi ebbero un naso piuttosto notevole."
[dal film "Sherlock Holmes e la donna in verde"]



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view post Posted on 3/7/2009, 07:53Quote

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non l'avevo mai letta questa opera. Ti ringrazio per averla postata

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view post Posted on 3/7/2009, 12:48Quote
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A te per averla letta. ^^

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io sono una persona curiosa per natura... Quindi leggo ogni cosa e ascolto ogni musica... :lol:

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Che bello *__* Curiosi eh!? bene bene... almeno avrò un utente che si interessa XDD

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io mi interesso sempre a tutto :lol:

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view post Posted on 3/8/2009, 12:45Quote
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si e davvero bella
io lo letta nell ultimo libro della Torre Nera
forse nelle prime edizioni non la stampavano, ma in quella che ho io c e

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Si anche io la ho... ^_^ bellissima

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